Divina Commedia, INFERNO canto XXVII

CANTO XXVIII Giuseppe Luciani, Canto XXXII dell’Inferno, 2020 Acrilico su tela, cm 50x70 La nona bolgia dell'ottavo cerchio presenta uno spettacolo orribile, Dante stesso, sbalodito, dichiara che nessuno potrebbe rappresentare il sangue e le piaghe che ha visto. L’artista sceglie così di presentare la visione inesprimibile, angosciante, cruda, apocalittica, sottraendo l’elemento narrativo e svuotando l’immagine, lasciando che lo sguardo vaghi in questo paesaggio infernale. Nella tela si sovrappongono e fondono il rosso magmatico e il nero lavico, distribuiti con pennellate dense e concitate. La scena in cui sono stati puniti i seminatori di discordie è completamente sconquassata e dissolta da un’essenza indomabile, dall’impressione violenta che genera questo canto di guerra e sangue. Il linguaggio scelto da Giuseppe Luciani è fortemente espressivo, giocato sul colore che è qui il protagonista: cromie vibranti e illuminate da inquietanti bagliori che in ultima analisi restituiscono il moto perpetuo delle anime dannate.